Amanita Phalloides o Amanita verdognola

Raccogliere funghi nei boschi è certamente un’attività piacevole e anche un orgoglio trovare nei piatti dei commensali un prodotto frutto dell’impegno personale ma ogni anno si verificano intossicazioni, avvelenamenti provocati da funghi tossici e velenosi e alcune persone, per questo, perdono anche la vita, nonostante gli sforzi dei medici. Uno dei funghi più pericolosi, spesso mortali a seguito del loro consumo è l’Amanita Phalloides chiamata anche volgarmente Amanita Verdognola. Per questo motivo è indispensabile conoscerla bene per poterla evitare. Il consumo di Amanita Phalloides può avere frequentemente esiti mortali per via della sua velenosità.

L’Amanita Phalloides è un fungo di bell’aspetto, appartenente alla famiglia micotica delle amanite di cui fa parte anche l’Ovulo buono il fungo che prima di svilupparsi può facilmente confondersi con il suo pericoloso cugino. L’Amanita verdognola, una volta sviluppata si caratterizza per il suo anello sul gambo, al di sotto del cappello. La parte inferiore del cappello con lamelle bianche come anche il gambo, e l’ombrello poco bombato di colore lievemente verdognolo, da cui il nome. Al taglio non si notano cambi di colore e nemmeno si sentono odori sgradevoli, se non in esemplari vecchi; ha un’altezza di circa 15 cm e la stessa in diametro del cappello. Se fosse così facile da riconoscere tra gli altri funghi, non si verificherebbero tanti casi di avvelenamento, quindi si richiama alla massima tutela: in caso di dubbio anche minimo, conviene lasciare questo fungo al suo posto.

Amanite Phalloides, la tossicità

Questo fungo contiene una particolare tossina che non degrada con l’essiccazione e nemmeno con la cottura, è particolarmente insidiosa poiché evidenzia la sua azione a distanza di diverse ore dall’ingestione, tra le 6 e le 48 ore. I primi sintomi consistono in diarrea, vomito, sudorazione profusa e crampi muscolari che, se si presentano dopo le 12 ore dall’ingestione, pongono gravi problemi di cura ai medici che, in questa condizione, nella quasi totalità dei casi non riescono più a risolvere la situazione e vedono il paziente gradualmente e rapidamente perdere la vita.  La morte sopravviene generalmente per coma epatico e insufficienza epatica acuta. Speranze di salvezza esistono se il trattamento medico può avvenire entro poche ore, al massimo 8 dall’ingestione.

Non è necessario ingerire grandi quantità di Amanita Phalloides per rischiare fortemente la vita: la tossicità è talmente alta che anche quantità piccole del fungo possono essere mortali; va segnalato che anche il semplice contatto con altri funghi può trasmettere la tossina e risultare mortale. Una possibilità di salvezza è rappresentata dalla dialisi e un rapido trapianto di fegato, diversamente si è spacciati. L’amanita verdognola cresce comunemente nei boschi, soprattutto all’ombra dei castagni e delle querce, dall’inizio dell’estate a tutto l’autunno. La sua alta tossicità fa consigliare, in caso di dubbio che si tratti proprio di questo fungo, di evitare anche il semplice contatto con le mani. Gli appassionati che vanno a raccogliere funghi, prima di consumarli, devono farli vedere da un esperto micologo presso una qualunque ASL, gratuitamente, al fine di evitare qualsiasi rischio per la salute.

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